12 Settembre

Citazione del giorno
Fondazione Azione Cattolica Scuola di Santità
CATHOLIC ACTION SCHOOL OF SANCTITY FOUNDATION
FUNDACIÓN ACCIÓN CATÓLICA ESCUELA DE SANTIDAD
Pio XI
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NOTE BIOGRAFICHE E ITER DELLA CAUSA

Evangelista Groppo

21 luglio 1918 , Loreo - 27 aprile 1945, Sant’Angelo di Piove di Sacco

Di Evangelista Groppo diventa doveroso rivisitarne la figura nella sua globalità perché anche la sua morte da patriota è conseguenza di amore e dovere, di una spiritualità  in cui carità e verità sono il binomio di un unico essere. Per lui la lotta partigiana non era scontro di uomini divisi dall’odio ma lotta e sofferenza per amore verso il riscatto alla libertà del proprio Paese. Scrive al comandante della sua brigata:“Per amore compiremo il nostro dovere di lotta, solo per amore… Solo per combattere il male può essere armata la nostra mano, ma per l’uomo ci deve essere solo amore…”.

In questo momento storico in cui i valori sembrano vacillare nel vuoto, testimoni di questo calibro devono essere fatti conoscere.

Evangelista nasce a Loreo il 21 luglio 1918 da Sante Luigi, meccanico di idrovora, e da Elia Pulcheria Zampollo; insieme a due fratelli e due sorelle cresce in un ambiente sano moralmente, cristiano. Intelligenza e carattere gli prospettano la possibilità di un riscatto sociale; le scarse risorse familiari  lo indirizzano ad intraprendere gli studi presso il ginnasio del Seminario vescovile di Chioggia, che poi proseguirà  al liceo classico di Rovigo dove si diploma nel 1937. Di questo periodo è  documentata l’appartenenza di Evangelista alla Gioventù Italiana di Azione Cattolica nell’elenco degli iscritti dell’associazione parrocchiale san Luigi Gonzaga di Loreo del 1935.

All’iscrizione alla facoltà di Ingegneria dell’università di Padova  segue l’ adesione  alla FUCI “F. Bonatelli” di Padova di cui sarà nominato presidente nel dicembre 1944.   Una grave malattia polmonare non gli permetterà però di iniziare il corso di laurea. E proprio questa malattia è l’occasione provvidenziale della sua trasformazione.

Entra a far parte dell’Unione Cattolica Malati, la cui attività principale è il Piccione in cui scrive con lo pseudonimo di Piergiorgio -evidentemente ammirava Piergiorgio Frassati – e diventa delegato diocesano malati nella presidenza diocesana della GIAC di Padova  dal 1939 alla morte.  Dimesso dall’ospedale di Bassano nel febbraio del ’39 dopo breve soggiorno in montagna, ritorna a Padova per domandare il trasferimento al corso di medicina: non più ingegnere ma medico per una professione-missione, tutto proteso verso l’aspetto umano e spirituale.  Dai malati arriva ai poveri attraverso la silenziosa società di san Vincenzo: della “conferenza” fucina Evangelista ebbe la presidenza fino a quando passò alla presidenza della FUCI stessa.

da Meditazioni di Evangelista Groppo sul Vangelo

“A far del bene anche a povera gente che non ha niente da contraccambiare si può essere ricompensati dal loro sentimento di riconoscenza dalla gioia di veder sorridere chi soffre. Ma troppo spesso al povero viene concesso qualche cosa da chi è ricco per avere poi in compenso la sua opera materiale, per legare a sé il povero, per avere il diritto di sfruttarlo. Conosce troppo bene il povero queste larghezze, queste generosità che nascondono l’egoismo più freddo e sfruttatore. Il povero ha imparato a diffidare di certe elemosine che sottolineano ed accentuano l’abisso creato da un artificio della società tra chi dona e chi riceve. La lotta tra proletariato e capitalismo ha la sua radice proprio in questo offrire, nel banchetto della vita, a motivo di interesse ed egoismo. Conosciamo ormai queste ingiustizie legalizzate”. (7 agosto 1943)

“Questo sentimento di fraternità universale deve prendere tutto il nostro essere: dobbiamo viverlo con la sua meravigliosa bellezza nell’interiorità della nostra anima, ma anche attuarlo giorno per giorno, istante per istante,nei nostri contatti con gli altri. E’ facile che la realtà di una società che vive nell’egoismo faccia impallidire la realtà meravigliosa che portiamo in noi, e si arriva a sera, a volte, stanchi e sfiduciati, scettici sulla bontà degli uomini e sulla possibilità del loro miglioramento. Ma deve essere solo un attimo di sconforto. L’immagine del crocifisso, appesa sopra il nostro letto, deve richiamarci l’attualità di un Sacrificio che è perenne, la realtà di un sangue che continua ad essere il vero vincolo di fraternità. E lo sconforto passa e ritorna la fiducia. Conosciamo il Cristo.” (19 luglio 1944)

Nel luglio del 1944 sull’onda della carità diventa partigiano per assistere e confortare amici partigiani feriti o nascosti. Ad introdurlo nella brigata “Guido Negri” era stata la fidanzata Maria Teresa Ranzato sorella del comandante “Toni”. Evangelista assume il nome di Matteo: era il periodo in cui commentava e meditava il vangelo di Matteo per Lia, la sorella non credente. Il suo impegno di resistenza rimase prevalentemente di carattere organizzativo e di assistenza medica. Il 27 aprile 1945 si era offerto per andare a Sant’Angelo di Piove di Sacco per diramare l’ordine di insurrezione alla brigata che si trovava lì, viene colpito vicino all’orecchio destro da una scarica seguita all’intimazione dell’alt  da parte di un drappello di tedeschi appostati nei pressi della casa che doveva raggiungere. Muore con il sorriso sulle labbra.                                             L’11 giugno del 1947 fu consegnata alla famiglia la laurea ad honorem. Il suo nome è presente nella stele che commemora gli universitari caduti per la resistenza nell’accesso al cortile nuovo di Palazzo del Bo.

Della sua figura colpisce quella laicità adulta a cui l’Azione Cattolica da sempre tende nella formazione dei suoi associati: essere portatori di SPERANZA nei luoghi dell’esistenza con uno stile di vita sostenuto dal primato dello spirituale. Ed è così che con la sua breve vita Evangelista Groppo ha scritto pagine di Vangelo: lo studio in vista della professione medica, la prospettiva di farsi una famiglia, l’assistenza agli ammalati e ai poveri, l’impegno nella Resistenza sono stati ambiti in cui nell’esercizio del proprio ufficio ha manifestato Cristo agli altri.

da Meditazione sul Vangelo di Evangelista Groppo

“E verrà anche per noi la fine, il tempo della conclusione della nostra vita. Conclusione dovrebbe essere sinonimo reale di compimento: non una conclusione qualsiasi della nostra vita, ma il compimento di un’opera costruita giorno per giorno nella Volontà del Padre. Vivere la propria vita e, se possibile, fare della propria vita un capolavoro. Capolavoro non è qualche cosa che impressioni per grandiosità ed esagerazione; capolavoro per le anime veramente amanti del bello, è qualcosa che conosce l’armonia perfetta delle proporzioni dai contrasti più vivi alle più lievi sfumature. Il segreto per fare della propria vita un capolavoro è vivere perfettamente la propria vocazione di uomo e di donna. Si percorre così, come Cristo, la via insegnata a noi dal Padre. Nel matrimonio o nel celibato, nella via comune o nel Sacerdozio: ogni via è buona purchè sia la Sua via, la via assegnataci dal Padre per la nostra vita. Accettare la propria vita così come si presenta e viverla totalmente con le sue responsabilità, con le sue sofferenze ed anche con i suoi lati belli e con le sue gioie, questo è il segreto per vivere veramente la vita… e costruire, giorno per giorno, il capolavoro. E la nostra vita corre. Il pensare è vita, il soffrire è vita, l’amare è vita. E’ un moto incessante verso la fine, ma solo fine della giornata terrena e dies natalis di una giornata senza fine in seno a Dio Padre. Potessimo in quel giorno pronunciare il nostro “Consummatum est”. Nel vivere la mia vocazione, nel vivere la vita che mi hai assegnato, o Dio, sono giunto a questo giorno. “Nelle tue mani raccomando il mio spirito”: sia questo “il giorno di nascita” per una vita d’amore senza fine in seno a Te, o mio Dio.  Alla stessa gioia chiama anche le creature che mi furono più care, ma tutti tuoi figli, i miei fratelli, abbiano eterna vita in Te. “In Te, Domine, speravi, non confundar in aeternum”. (15 luglio 1944)

 

 

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