«Non diciamo che oggi è più difficile;
è diverso. Impariamo piuttosto
dai santi che ci hanno preceduto
ed hanno affrontato le difficoltà
proprie della loro epoca».
Viene dalla Val di Non, come la famosa mela, e anche lei è un prodotto di eccellenza: modellato, cresciuto e coltivato dall’Azione Cattolica. Nasce a Taio il 5 agosto 1909, figlia di un frustaio e di una casalinga che in casa hanno 15 bocche da sfamare. Arcangelo, il papà, ha sempre sognato una famiglia che fosse cristiana sul serio e per non sbagliare a scegliere moglie ha fatto anche una novena alla Madonna: riterrà sempre una grazia di quest’ultima il colpo di fulmine che lo fece innamorare di Anna Chini con la quale darà vita alla famiglia dei suoi sogni. Anche Bianca, la figlia nata proprio nel giorno della Madonna della Neve, rientra probabilmente nei sogni di papà Arcangelo, perchè quale genitore non si augura di avere, come figlia, una ragazza buona, dolce, servizievole e ubbidiente? Bianca è tutto questo e anche di più, malgrado la salute fragile che farà di lei una bambina delicata e bisognosa di particolare cure, come per la misteriosa sua malattia agli occhi, che neanche a Innsbruck riescono a guarire. Per il resto è come le altre: solare, allegra, scherzosa, pur senza andare mai “oltre le righe”, perché quel che maggiormente si ammira in lei è la moderazione: nel giocare, nel vestire, nello scherzare. Una bambina giudiziosa, insomma. Consacrata dalla mamma alla Madonna fin dalla nascita, cresce con una devozione mariana tutta speciale, che diventa ancor più convinta dopo la lettura del celebre “Trattato” di San Luigi Grignion di Monfort. Sono probabilmente qui le radici della sua messa quotidiana, prima della scuola o del lavoro, e della sua confessione settimanale, che la aiutano a dare solide basi alla sua vita spirituale. Si iscrive nelle “Figlie di Maria” e comincia anche a darsi da fare per le missioni e per le vocazioni: preghiere, sacrifici, apostolato in mezzo alle bambine più piccole, sulle quali esercita un forte ascendente. Lavora nei campi e sbriga le faccende di casa, fa la commessa in un negozio e per qualche mese è impiegata in municipio, pur continuando a sognare di farsi suora. A 19 anni, lasciando i genitori un po’ frastornati, entra nelle “Suore di Maria Bambina” a Trento: vi resta però pochi mesi, giusto il tempo per accorgersi che non è quella la sua strada, mentre è divorata dalla nostalgia di casa sua. Dove ritorna, per niente mortificata o depressa, convinta anzi che a casa può procurarsi meriti ancora maggiori, “perché ci sono più sacrifici da fare”. Si rituffa nell’attività parrocchiale, riprende ad insegnar catechismo, inizia un apostolato porta a porta soprattutto là dove c’è una sofferenza da consolare o un povero da aiutare. Fioccano le testimonianze di tanti suoi gesti di carità che lei compie di nascosto, privandosi di carne, frutta e uova che puntualmente finiscono sulla tavola di qualche povero. Si impegna a fondo nell’Azione Cattolica, come delegata del canto e delle missioni, come segretaria e socia effettiva, modellata, plasmata e formata ad offrirsi interamente per il bene degli altri. Per qualche mese viene assunta nella cooperativa del paese: è l’occasione buona per portare Gesù sul posto di lavoro, per affascinare e conquistare con il suo sorriso che ha radici nel vangelo e si nutre quotidianamente di Eucaristia. “La mia vita per i sacerdoti”, scrive al confessore a marzo 1934, svelando così l’offerta compiuta per la santificazione dei preti e perché sorgano nuove vocazioni, la prima delle quali sboccia proprio in famiglia, quando uno dei fratelli entra negli Oblati di San Giuseppe ad Asti. Poi la vita di sempre, condita da preghiera e carità, a gelosamente custodire il segreto della sua offerta. Fino al 10 giugno 1934, quando le viene diagnosticato il tifo addominale, contro il quale il suo fisico lotta per tre settimane. Negli ultimi giorni si fa portare all’ospedale di Cles, per non disturbare troppo i famigliari; qui ha il tempo di rinnovare la sua offerta e ricevere gli ultimi sacramenti prima di abbandonarsi, l’8 luglio, non ancora venticinquenne, tra le braccia di Gesù, suo unico amore.”La vita è una cipolla, che si sbuccia piangendo”, aveva detto un giorno; e a Trento aspettano che la Chiesa proclami Bianca Chilovi quella che i suoi compaesani da sempre ritengono: una santa.
«Non diciamo che oggi è più difficile;
è diverso. Impariamo piuttosto
dai santi che ci hanno preceduto
ed hanno affrontato le difficoltà
proprie della loro epoca».