«Non diciamo che oggi è più difficile;
è diverso. Impariamo piuttosto
dai santi che ci hanno preceduto
ed hanno affrontato le difficoltà
proprie della loro epoca».
La serva di Dio, suor Maria Chiara di santa Teresa di Gesù Bambino, al secolo Vincenza Damato, ottava di una numerosa prole, nasce da Luigi e Maria Dell’Aquila. Fin da piccola, frequenta la parrocchia della Sacra Famiglia di Barletta, iscrivendosi all’associazione delle Figlie del Sacro Cuore di Gesù e all’Azione cattolica. Qui si distingue come catechista zelante e amica affettuosa e caritatevole. Entra il 7 settembre 1928, all’età di diciannove anni, tra le clarisse farnesiane di Castel Gandolfo, dove si consacra al Signore con i voti religiosi il primo novembre 1930. La sua esistenza è tutta un dono vissuto per amore e nell’amore che suor Maria Chiara manifesta in particolar modo durante la Seconda guerra mondiale quando il monastero di Albano viene bersagliato dai bombardamenti sotto i quali rimangono prive di vita diciotto monache. Colpita anche lei, non trascura nulla pur di alleviare le sofferenze delle sorelle superstiti. Tutto questo indebolisce la sua salute e all’età di trentasei anni si ammala di tisi, offrendo così totalmente la sua vita e vivendo senza il conforto delle sue consorelle le sue ultime ore, in quanto costretta a raggiungere prima, il sanatorio San Camillo di Roma e, in seguito, il Cotugno di Bari. Anche in questi luoghi continua a vivere il suo incontro d’amore con Dio.
Muore il 9 marzo del 1948, nel giorno e nell’ora che aveva lei stessa predetti. È stata dichiarata venerabile il 2 aprile 2011.
«Non diciamo che oggi è più difficile;
è diverso. Impariamo piuttosto
dai santi che ci hanno preceduto
ed hanno affrontato le difficoltà
proprie della loro epoca».