«Il dono più grande che potete fare
alla Chiesa e al mondo è la santità».
Ultima di quattro figli, fin da bambina soffre spesso di malattie bronco-polmonari. Adolescente, desidera entrare in convento, ma deve continuare ad aiutare la famiglia con il suo lavoro. Si iscrive alla Gioventù Femminile di Azione Cattolica e ne diviene animatrice.
Pensa sempre di realizzare la sua vocazione religiosa, ma il padre la ostacola non solo per la salute malferma, ma anche perché egli coltiva idee anticlericali. A 21 anni sembra improvvisamente che le difficoltà di salute e familiari siano superate e Nilde può entrare nella Congregazione delle Ancelle del S. Cuore di Gesù Agonizzante di Lugo, ma la malattia si ripresenta e lei deve ritornare a casa.
Da allora si dedica totalmente all’apostolato nell’Azione Cattolica della Parrocchia e aiuta nell’Asilo parrocchiale, sebbene il gruppo delle giovani di Azione Cattolica sia sempre al centro delle sue attenzioni.
Oltre al bisogno di apostolato, Nilde sente fortissimo il desiderio di riparare personalmente, con la sua vita e la sua sofferenza, la bestemmia, il tradimento della fede, l’odio contro il Papa e la Chiesa, e i peccati. Nel 1947 ottiene dal suo direttore spirituale il permesso di offrire la sua vita come vittima di espiazione.
Nel gennaio 1949, la malattia si ripresenta con maggiore forza e Nilde viene ricoverata nell’Ospedale S. Orsola di Bologna, dove rimane cinque mesi. Morirà attendendo la barella che l’avrebbe condotta in sala operatoria nel tentativo di salvarle la vita.
È stata dichiarata Venerabile il 1° giugno 2007.
«Il dono più grande che potete fare
alla Chiesa e al mondo è la santità».