Fondazione Azione Cattolica Scuola di Santità
CATHOLIC ACTION SCHOOL OF SANCTITY FOUNDATION
FUNDACIÓN ACCIÓN CATÓLICA ESCUELA DE SANTIDAD
Pio XI
Fondazione Azione Cattolica Scuola di Santità
CATHOLIC ACTION SCHOOL OF SANCTITY FOUNDATION
FUNDACIÓN ACCIÓN CATÓLICA ESCUELA DE SANTIDAD
Pio XI

NOTE BIOGRAFICHE E ITER DELLA CAUSA

Antonietta Casavola

25 aprile 1894, Napoli - 16 luglio 1960, Martina Franca

Nacque a Napoli il 25 aprile 1894, figlia del medico Pietro Casavola di Martina Franca e di Adelina Sersale dei duchi di Cerisano, la quale desiderò che i figli nascessero a Napoli pur risiedendo dopo il matrimonio sempre nella cittadina pugliese.

Il 21 marzo 1919, Armida Barelli, la “Sorella Maggiore”, come veniva già indicata, venne a Taranto, dove parlò a una numerosissima schiera di donne e signorine in episcopio. Non sappiamo se nella delegazione delle giovani martinesi fosse presente Antonietta Casavola, ma crediamo di sì.

Nel clima di rilancio dell’Azione cattolica voluto nella diocesi di Taranto dall’arcivescovo del tempo Orazio Mazzella, dopo la visita della Barelli, fu fondato a Martina Franca il 20 giugno 1920 il circolo femminile Santa Cecilia della quale per dieci anni fu presidente la Casavola. La prima riunione si ebbe proprio in casa sua, come si apprende dal verbale che ne fu steso: «Oradisse tra l’altro la neo presidente una nuova luce brilla alla nostra mente e ci permette di scorgere la nuova via da seguire. Sorelle, questa via è spinosa e difficile, ma sarà confortata dall’unione dei nostri cuori, plasmati dalla Carità del Signore». Invitava le presenti a compiere la loro missione, a unirsi sotto la bandiera del Sacro Cuore «la cui consacrazione è il primo articolo del nostro programma», mentre il secondo era quello di «promuovere l’educazione delle coscienze femminili all’intera e piena osservanza dei doveri religiosi, civili e sociali, secondo l’insegnamento della Chiesa e collegare tutte le donne sinceramente cattoliche per l’affermazione e la difesa dei principi cristiani».

Già dal 1922 risultava tra gli “Amici” dell’Università Cattolica, un’associazione nata con lo scopo di aiutare finanziariamente l’Ateneo milanese, assicurando una quota annuale di partecipazione. Per la Giornata universitaria annuale, spenderà molte energie sempre con convinzione ed entusiasmo in tutti i luoghi e le circostanze nelle quali si troverà ad operare. I suoi contatti con il Centro nazionale della GF, che allora era a Milano, si intensificarono per tutti gli anni Venti, soprattutto con Armida Barelli, la marchesina Teresa Pallavicino e l’assistente generale mons. Alfredo Cavagna.

Tra l’ottobre e novembre 1928 il Consiglio superiore della GF la nominava tra le delegate/propagandiste regionali: un riconoscimento importante delle sue doti organizzative, della sua maturità spirituale, della sua costanza nel promuovere la Gioventù femminile non solo di Martina Franca e del suo circolo. Il 1929 fu un anno di preparazione e formazione al nuovo incarico.  Dal 1930 avrebbe curato, come Delegata regionale, la Gioventù femminile delle diocesi della Basilicata. Incarico che mantenne fino al 1944.

Per tutti quei circoli femminili diventò un modello, un punto di riferimento; l’aspettavano ogni volta con impazienza ed entusiasmo. Dove passava cercava di lasciare un segno dinamico della realtà istituzionale che andava a promuovere. Invitava sempre – come si apprende dai suoi appunti organizzativi – a non scegliere le mezze misure, a gettarsi nell’apostolato sociale; avere a modello nella carità, nell’amore e nell’apostolato i primi cristiani; sentirsi cooperatori degli Apostoli; agire e non lamentarsi, considerarsi veramente sorelle, coltivare la meditazione dove Dio parla al cuore di ognuna; essere «creature di pace» e «seminatrici di gioia». Erano tutte le linee essenziali dell’azione e della spiritualità della GF che ella stessa coltivava con molta convinzione da un decennio. Tutte le lettere a lei indirizzate tra il 1930 e i primi anni Quaranta, oltre a descrivere la situazione dei vari circoli e il complessivo stato di salute della GF della regione, avevano anche risvolti personali, umani, spirituali, da dove traspariva la gratitudine delle sue interlocutrici per quello che aveva saputo offrire, donare, consigliare, quasi le avesse prese ogni volta fisicamente per mano.

Dal giugno 1936 la ritroviamo tra le Missionarie della Regalità, anche qui felicemente accolta da padre Agostino Gemelli e da Armida Barelli. Tra la fine degli anni Trenta e i primi anni Quaranta fu delegata di zona dell’Istituto, ovvero capogruppo di alcune missionarie concentrate tra la Basilicata e la diocesi di Taranto.

Intanto Armida Barelli aveva concluso la sua battaglia terrena: si era spenta il 15 agosto 1952. Nel maggio dell’anno precedente la marchesina Teresa Pallavicino aveva informato Antonietta Casavola delle difficili condizioni di salute della Barelli: «Cara Antonietta, la Sorella Maggiore ha fermata una sua lettera in risposta ad una tua, nell’incertezza che tu fossi ad Assisi. […] Sono lieta di avere avuta l’occasione di scriverti e di stare un po’ con te. Lo sai quanto ti voglio bene e quanto abbiamo lavorato nei bei tempi dell’apostolato tra la Gioventù». In una lettera dell’ottobre 1957, Teresa Pallavicino le scriveva ancora: «La Sorella Maggiore ti voleva tanto bene!».

Nel secondo dopoguerra continuò il suo impegno tra le Donne cattoliche di Martina Franca, prima nella parrocchia della Madonna del Carmine poi in quella di San Francesco d’Assisi. Fondò a Martina Franca nel 1945 il Comitato comunale del Centro italiano femminile.  Contestualmente al Cif, aderì nel secondo dopoguerra, tesserandosi annualmente, alla Democrazia cristiana, così come aveva simpatizzato nel primo dopoguerra per il Partito popolare di Sturzo.

L’ultima tessera dell’Unione donne cattoliche la ricevette per l’anno 1960 nel dicembre 1959. E proprio quel mese si era palesato il “male oscuro”. Il 15 luglio 1960, a firma del cardinale segretario di Stato Domenico Tardini, arrivò la benedizione apostolica di Giovanni XXIII.  Si spense il giorno dopo, festa della Madonna del Carmine, all’età di 66 anni, a mezzogiorno. Aveva desiderato, come da testamento, «funerali semplicissimi». La responsabile delle missionarie della regalità pugliesi, Antonietta Cafaro di Andria, telegrafava alla sede centrale il 17 luglio: «Antonietta Casavola spirata santamente sabato a mezzogiorno». E qualche giorno dopo da Taranto, Aldina Perrucci scriveva sempre a Milano: «Il 16 luglio festa della Madonna del Carmine, mentre suonavano le campane di mezzogiorno la sua Anima è volata al Cielo serenamente, recitando l’Angelus. Che bell’esempio di accettazione del dolore e di adesione alla volontà di Dio ci ha lasciato».

La sua spiritualità si poggiava su due robuste colonne: da una parte la devozione al Sacro Cuore, una devozione che non scadeva in una sterilità devozionistica, ma che era innervata nella vita attiva di apostolato e organizzazione nella grande famiglia dell’Azione cattolica; una devozione irrobustita provvidenzialmente dall’esperienza e dal cammino compiuto tra le Missionarie della Regalità. Dall’altra il modello di san Francesco d’Assisi che padre Gemelli legò indissolubilmente all’Opera della Regalità e alle Missionarie e Missionari della Regalità. I suoi pilastri spirituali furono dunque il Sacro Cuore e san Francesco, ma non di meno una genuina ispirazione evangelica, l’Eucaristia, la Madonna senza particolari declinazioni devozionali perché attraverso il “cuore” di Maria si arrivava più agevolmente al “cuore” di Cristo.

L’Eucaristia fu al centro della sua vita spirituale, nel suo procedere verso la santità alla quale tutti i cristiani devono aspirare; un salutare e indispensabile apporto di luce, conforto, pace, consolazione e forza. Messa e comunione quotidiane, accompagnate dalla meditazione e dalla preghiera, erano le premesse indispensabili per cominciare bene la giornata, ogni giornata; per riprendere il cammino, per rendere agili le salite più ripide, per rimanere nello stato di grazia, sentirsi una creatura profondamente unita al suo Creatore, per un contatto sempre più confidenziale con il divino, per mantenere il primato del tempo dello spirito anche nelle mere attività di apostolato. La sua fu una fede sostenuta sempre dalla preghiera, così come la meditazione nutriva quotidianamente il suo spirito. E i suoi densi appunti presi durante gli esercizi spirituali tra Assisi, La Verna, Castel Fogliano, servivano per essere riletti e meditati nei giorni e mesi a seguire, per ritornare a rivivere quelle giornate, per rinnovarne gli impegni. Attraverso la devozione al Sacro Cuore, in una dimensione “cristocentrica”, seppe sommare e distribuire nella sua vita terrena la santificazione personale e il dovere dell’apostolato.

Antonietta Casavola percepì nella sua vita la gioia di sentirsi figlia di Dio, in qualche modo chiamata ad una maggiore vicinanza; si slanciò verso Dio e Dio la riempì del suo amore. Si trattò di un cammino interiore molto riservato, ma anche di un apostolato luminoso, una “luce gentile” che la fece apprezzare da tutti coloro che ebbero modo di incontrarla e conoscerla.

Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.