Vittorio Bachelet
20 febbraio 1926 Roma - 12 febbraio 1980 Roma


«Noi tutti, oggi, abbiamo sentito il bisogno di quest'incontro, che è incontro al cospetto di Cristo, col nostro caro fratello, la cui separazione da noi - umanamente così tragica e crudele - ha una sua eloquenza particolare, insolita. [...]
Siamo legati a lui con molteplici vincoli. Nel corso di questi anni, egli è stato il presidente dell'Azione Cattolica italiana a livello nazionale.
L'ho incontrato personalmente dopo il Concilio, nel primo gruppo del consiglio dei laici; lì ho conosciuto lui ed anche la sua consorte e i figli. Ed ora che, dopo quel tempo devo celebrare questa liturgia funebre dopo la sua morte, sento di nuovo che si tratta di una persona vicina, benché non ci siamo più visti successivamente per una serie di anni. [...]
Fu necessaria la parola della croce; fu necessaria la morte dell'Innocente, come atto definitivo della sua missione. Fu necessario per "giustificare l'uomo..." per scuotere il cuore e la coscienza, per costituire l'argomento definitivo in quello scontro tra il bene ed il male, che cammina lungo la storia dell'uomo e la storia dei popoli... Fu necessario il sacrificio. La morte dell'Innocente. Cristo ha lasciato questo suo sacrificio alla Chiesa come il suo più grande dono. Lo ha lasciato nell'eucaristia. E non soltanto nell'eucaristia: lo ha lasciato nella testimonianza dei suoi discepoli e confessori. Mentre oggi ci stringiamo idealmente intorno alla salma del nostro fratello, noi ricordiamo di trovarci a Roma, che nei primi secoli fu spettacolo del continuo ripetersi delle sanguinose persecuzioni dei confessori di Cristo.
La tragedia invece consiste nel fatto che si sceglie la morte. Si sceglie la morte di un uomo innocente. Si sceglie la morte di un padre di famiglia, di uno studioso, di un servitore della comunità nazionale, di un custode della cultura, di un promotore del bene comune».
Giovanni Paolo II, dall'Omelia alla Concelebrazione in suffragio di Vittorio Bachelet, 23 febbraio 1980