Note biografiche

Torino 6 aprile 1901 - 4 luglio 1925
Beatificazione 20 maggio 1990
Memoria liturgica 4 luglio

Nasce in una ricca famiglia borghese. Il padre, Alfredo Frassati, nel 1895 fonda il quotidiano «La Stampa», si impegna in politica ed è eletto senatore. In seguito, diventa ambasciatore d’Italia a Berlino.

Giorgio trascorre una giovinezza serena e tranquilla, ma studia poco volentieri, perciò è affidato al salesiano don Corazzi, che lo seguirà fino all’esame di maturità. Si iscrive al Politecnico di Torino. Dopo un viaggio in Germania, nella Ruhr, sogna di dedicarsi agli operai delle miniere. Per lui la professione è un servizio al prossimo. Dedica molto tempo ad iniziative sociali e caritative.

Pier Giorgio crede fortemente nell’associazionismo. Egli stesso è socio di molte organizzazioni, e si impegna per la loro diffusione.

Nel 1919 s’iscrive alla FUCI e partecipa attivamente al Circolo Cesare Balbo, di cui difende la bandiera durante i contrasti con il fascismo. Nel 1920 aderisce al Partito Popolare. Nel 1922 è nel Circolo Milites Mariae, parte della Società della Gioventù Cattolica di cui abbraccia il programma, che diventerà suo fino alla morte: “Preghiera, Azione, Sacrificio”, auspicando il convergere di FUCI e GIAC.

Nel luglio del 1923, quando a Pollone, il paese d’origine dei genitori (luogo in cui i Frassati hanno una villa, meta di molte vacanze), viene fondato il circolo della GC, Pier Giorgio è invitato ad essere padrino della bandiera. Egli vive la dimensione nazionale e internazionale della FUCI e della GIAC partecipando a convegni e congressi. Soprattutto, vive la dimensione dell’amicizia: crea attorno a sé una piccola comunità di ragazzi e ragazze e, il 18 maggio 1924, durante una gita, viene fondata la “Società dei Tipi Loschi” per “servire Dio in perfetta letizia”. Il vero legame è la fede. Ciò che davvero rinsalda è la preghiera.

La sua profonda vita interiore è nutrita dall’Eucaristia e dall’unione continua con Dio, che lo accompagnerà anche nella breve malattia: paralisi fulminante. All’inizio, vive da solo la sua sofferenza. Quando la famiglia ne viene a conoscenza, è troppo tardi: ogni cura risulta inefficace. Pier Giorgio, muore all’età di 24 anni.

Quasi come profezia, dopo la Marcia su Roma del 1922, aveva scritto: «I cattolici e, specialmente, noi studenti, abbiamo un grande dovere da compiere… noi, che per grazia di Dio siamo cattolici, non dobbiamo sciupare i migliori anni della nostra vita…».

È stato beatificato il 20 maggio 1990 da Giovanni Paolo II.

da Scuola di santità, AVE, 2014